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lunedì 2 febbraio 2015

AMERICAN SNIPER (2015)

Un film di Clint Eastwood.
Con Bradley Cooper, Sienna Miller, Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban, Keir O'Donnell, Kyle Gallner, Sam Jaeger, Brando Eaton, Brian Hallisay, Eric Close, Owain Yeoman, Max Charles, Billy Miller, Eric Ladin, Marnette Patterson, Greg Duke, Chance Kelly
Azione
Durata 134 min.
USA 2015

Clint Eastwood e Bradley Cooper contro la guerra; ma una "guerra" che esce dagli stereotipi di come di solito la si intende: non è più la singola battaglia che fa da metafora alla tragedia della guerra, con i suoi morti, gli eroi giusti, i cattivi, le istituzioni retoriche e affariste che decidono da continenti lontani il destino dei propri soldati e quello di migliaia di famiglie, la cui unica colpa è di non essere vissuti in altre zone del mondo. La "guerra" citata all'inizio è il Male, senza coscienza e senza cattiveria, un male che non può essere sanato, ma solo allontanato. La pace è Chris Kyle, texano, cowboy, che a trent'anni decide di arruolarsi per poter salvare i suoi "amici" Americani che sono andati a combattere. Paradossale ritrarre il concetto di pace in un uomo che ufficialmente ha ucciso oltre 200 persone e chissà quante altre non registrate; ma i personaggi di Eastwood non erano tanto diversi.
Dal lato tecnico, il film, per motivi di produzione, di pubblico, di doveri nei confronti della storia vera, ha "dovuto" contenere scene di famiglia, scene retoriche, americane, oltre alle perfette scene di guerra girate magistralmente. Regia, fotografia, pesate e studiate minuziosamente (la scena della fuga nella tempesta di sabbia è superba). Il finale con la didascalia, a mio avviso, è da solo metà film. Non v'è retorica in quel messaggio, perchè, come la morte, quando arriva è troppo tardi. Come in tutto il film, la politica, il Presidente, i terroristi, le istituzioni, sono secondari, messi da parte, perchè la guerra è descritta come un male così vasto e infettiva che è impossibile da descrivere, si può solo provare ma poi è troppo tardi. Eastwood dice al pubblico che non si può guarire da soli, perchè è il mondo umano che deve guarire. Non è nemmeno condannata la morte dell'individuo, sennò sarebbe discriminazione nei confronti di tutte le vittime uccise dal protagonista e lui varrebbe più di tutte loro. Eastwood va oltre, compie un'osservazione così dall'alto che risponde alle voci bisognose e ignoranti delle persone, che non si rendono conto di ciò che vale davvero finchè non lo perdono. Non è così importante la vita in sè di una persona, ma lo è se mossa da assoluti (in questo caso salvare gli americani che potrebbero rimanere uccisi dal fuoco nemico e non andare in M.O. per uccidere i terroristi, oppure combattere ciò che la guerra ha fatto ai compagni soldati). Chris Kyle (nel film) segue i suoi principi istintivi, non sa dare una risposta a ciò che gli viene da compiere e nemmeno se lo chiede, sa che è giusto. Il marchio Eastwood dovrebbe aiutare molto lo spettatore a entrare in questa filosofia ma ha incontrato una critica molto spigolosa a più facce. Non solo la critica ma anche il pubblico ovviamente si è diviso e in non solo due parti. Non essere americani ovviamente non ha aiutato di certo.
Chi ha detto che è un' "americanata", per il senso della famiglia (un po' retorico), per il finale, per le bandiere ecc, a mio parere ha torto: non c'è nessun americanismo in tutto questo, perchè il patriottismo, la fiducia nel prossimo, l'altruismo, la risposta alla violenza, la famiglia, l'istinto di voler far del bene, dovrebbero essere elementi trascinanti di tutti e non solo degli americani.
C'è chi si è lamentato di troppe scene inutili, anche se secondo me erano necessarie a dare un ritratto completo del personaggio. Forse non è stato scritto al meglio e Eastwood l'ha praticamente salvato. Non era previsto fosse così un successo al botteghino e tutto sommato anche di critica. Molto classico, con una struttura narrativa molto scheletrica, di poche parole. Un film molto più attivo che passivo, decisamente non lascia indifferente lo spettatore, come se ci fosse una sorta di provocazione verso lo spettatore e in effetti c'è. Lo spettatore diventa un uomo qualunque, talmente invisibile che non siamo in grado di combattere contro nemici così grandi, di natura però strettamente umana, come la guerra. Ecco il vero ritratto della critica di Eastwood: in un mondo come questo, considerando il Novecento alle spalle (il secolo più sanguinoso della storia), l'uomo deve vivere nella coscienza di alti valori, riconoscendo la sua fragilità dovuta all'ignoranza e alla mancanza di memoria.


domenica 24 febbraio 2013

Al cinema: Zero Dark Thrity




Zero Dark Thirty (2012)

Dopo The Hurt Locker, la Bigelow torna a confrontarsi con la guerra, ponendo sè stessa più vicina agli scontri e alle vicende bellicose di cui l'America ne è protagonista. Ma non è l'America a fare la guerra, è la stessa che annienta il senso e porta gli uomini ad "azzerare" sè stessi pur di uscire da quell'inferno. Per undici anni, dall'attacco al World Trade Center, si è tentato di scovare il nascondiglio di Osama Bin Ladin. I soldati hanno attraversato momenti di buio totale, sperduti nel deserto, con la mente che prendeva coscienza solo nei ricordi di casa propria. La volontà di annientare il primo terrorista del mondo è sbiadita ai piani superiori del governo americano, perchè in patria le cose cambiano, il governo cambia, c'è gente nuova, gente che invecchia, ma una donna non ha mai cambiato il proprio orgoglio e il desiderio di vendicare l'America e tutte le vittime di quel famoso disastro.
Con un montaggio serrato, volentieri anche con riprese da docufilm, non è più un inseguimento verso la gioia di sconfiggere il male, ma la speranza di uscire dall'inferno che lo stesso ha creato. Lo sfinimento del carattere umano non ha più emozioni e forza di proseguire. La guerra è troppo forte da sconfiggere con un arresto o un decesso.

Un film di Kathryn Bigelow. Con Jessica Chastain, Jason Clarke, Joel Edgerton, Jennifer Ehle, Mark Strong. Thriller, durata 157 min. - USA 2012

mercoledì 23 gennaio 2013

Al cinema: Jack Reacher




Jack Reacher (2013)

Non il solito film d'azione, anche se tratto dal nono libro di Lee Child ispirato al personaggio di Jack Reacher, originale incarnazione dello spirito intimamente anarchico e libero che vorrebbe chiunque si trova alienato dalla società in cui vive.
Vi sono due punti estremamente importanti che il regista vuole sottolineare e portare alla luce. L'uomo libero è quello che ha imparato a fuggire, a nascondersi e a venir fuori quando c'è bisogno. Sa sopravvivere, sa cos'è la vera libertà e non è di certo quello che vogliono far credere i governi, le associazioni umanitarie, gli eserciti ecc. L'atteggiamento di questi nei confronti di chi vuol essere libero dalle oppressioni, dal sistema, dalla società, è ipocrita, perchè fa sempre parte di questi elementi. Solo chi non ha internet, non lascia tracce di sè, non ha bagaglio, non telefona, è invisibile insomma, è libero della propria persona e può fare quello che vuole, compreso non farsi trovare. E qui Tom Cruise non viene trovato in qualche rifugio filosofico come Rambo, ma è lo stesso Reacher che appare e scompare all'improvviso.
La seconda storia è un thriller, ben costruito, interessante, vivo anche se a volte può cadere nel banalotto, ma è sempre una pellicola diretta dal regista di I soliti sospetti e la classe si vede.
Ben costruito, con un'ottima colonna sonora. Bellissima la fotografia e Duvall e la sorpresa Herzog (scontato Cruise anche se forse si trattiene un po' troppo) garantiscono divertimento.

Un film di Christopher McQuarrie. Con Tom Cruise, Rosamund Pike, Richard Jenkins, David Oyelowo, Werner Herzog. Titolo originale Jack Reacher. Thriller, Ratings: Kids+13, durata 130 min. - USA 2012. - Universal Pictures

sabato 12 gennaio 2013

Speciale: Mani sulla città




Mani sulla città (1963)

Uno dei ritratti più belli di un'Italia che stava cominciando ad essere un'ottima mangiatoia per chi è imprenditore, avvocato, sindaco, assessore, politico. Rosi punta il dito sì, ma solo contro, perchè solo questo può fare, chi non ha rispetto morale per il proprio Paese, per la propria città, per la gente che vota e si fida e muore per mano di queste persone. Più attuale che mai, una pellicola potente, dalle immagini molto forti, dal sapore ancora fresco di ferro arruginito, un grido che risuona freddo nelle aule del comune fin dentro le case dei disperati abitanti che non si rendono conto del potere che hanno in questa democrazia, e prova a farglielo capire uno straordinario Carlo Fermariello che interpreta oltre che l'opposizione ma anche la voce della coscienza che a gran voce cerca di suonare le trombe della sveglia per far smettere ogni scempio, ma purtroppo la legge è scritta apposta per coloro che la devono sfruttare e sono gli stessi che l'hanno imbastita e approvata.
Rod Steiger è imponente, inquietante, sobrio e bellissimo.
Rosi esplode con questo film e divente star internazionale, ma gli italiani se lo dimenticano facilmente.

Un film di Francesco Rosi. Con Rod Steiger, Guido Alberti, Marcello Cannavale, Alberto Canocchia, Salvo Randone, Dante di Pinto Drammatico, Ratings:  b/n durata 110 min. - Italia 1963

domenica 30 dicembre 2012

Ricordando: Americani



Americani (1992)

Un'ottima prova d'attori, teatrale ma senza alti e bassi nel ritmo e senza inizio e fine della storia.
Questo è un ritratto della guerra che si combatte ogni giorno negli uffici degli agenti immobiliari e i soldati sono acerrimi  nemici e concorrenti e che girano la loro bandieruola sempre dove il vento tira. Farcito di lezioni di vita, sopravvivenza nella giungla e scontri verbali volgarmente sofisticati ma veri!
Ottimi attori, tutti formidabili e al loro posto che entrano ed escono come se fossero vestiti di una lavanderia appesi al binario, puliti e stirati anche se vestono personaggi sporchi, falsi, ambigui, corruttibili, fragili e umani.
L'inferno che tutti i giorni viene costruito da fandonie dei venditori distrugge il mondo che li circonda, creando la realtà e la vita intorno al tavolo dove è seduto il cliente con il venditore. L'unica cosa importante è la firma sul contratto, nient'altro.


Un film di James Foley.
Con Jack Lemmon, Ed Harris, Alec Baldwin, Jonathan Pryce, Al Pacino.
Titolo originale Glengarry Glen Ross. Drammatico, durata 100' min. - USA 1992

mercoledì 26 dicembre 2012

Ricordando: La grande fuga



La grande fuga (1963)

Una grande storia, dalla grande sceneggiatura e dall'ottimo cast. Non datato, ma troppo in luce lo Star System che suona dietro ogni stella presentata sullo schermo. Charles Bronson e Steve Mc Queen in primis. Ma combattono veramente da professionisti, come tutto il cast. Pleasence e Attenborough in prima linea, per non citare Coburn e Garner.
La parola d'ordine è onore. Onore all'ordine militare, qualunque nazione rappresenti. Onore all'uomo, ai valori. Non c'è violenza in questa pellicola, zero sangue, ma anzi umanità, solidarietà, valori in campo, la confessione (diretta o meno) dei propri errori e i premi per gli sforzi. Un po' retorico ma lontano anni luce dal   buonismo gratuito e il finale ne è la prova. Una parabola grandiosa, kolossal per l'epoca e un evergreen per ogni palato


Un film di John Sturges. Con Charles Bronson, James Coburn, Donald Pleasence, James Garner, Steve McQueen, Richard Attenborough Titolo originale The Great Escape. Guerra, durata 168' min. - USA 1963

RIcordando: I 3 giorni del Condor




I 3 giorni del Condor (1975)

Ormai un po' datato, ma avvincente e di invenzioni visive e di ritmo veramente efficaci. Ottima regia, accademica e chirurgica. Il senso del tempo è il punto chiave della vicenda, dove nulla ha risposta ma non è importante perchè la vita è in gioco e non si può far altro che scappare. Robert Redford è all'apice della carriera e si vede come si destreggia di fronte alla telecamera, ma è un professionista e si vede.
Sidney Pollack riesce a gestire tutto alla perfezione, anche se a volte anticipa un po' troppo lo stile avanguardistico staccandosi dal classicismo della sua posizione regisitica.

Un film di Sydney Pollack. Con Robert Redford, Max von Sydow, Faye Dunaway, Cliff Robertson, Addison Powell, John Houseman, Michael Kane, Tina Chen, Hank Garrett, Don McHenry, Walter McGinn, Michael Miller, Jess Osuna, Dino Narizzano, Helen Stenborg, Patrick Gorman Titolo originale Three Days of the Condor. Drammatico, durata 117' min. - USA 1975.

martedì 18 dicembre 2012

Speciale: Hurt Locker

Hurt Locker (2008)



In bilico tra il documentario e il film/diario, un'avventura in diretta all'interno delle missioni americane in Medio Oriente, ormai dipinte con sempre meno storia ma si sviluppano solo i ritratti dei momenti quotidiani,  distanti e onirici, veri in una realtà rallentata, fredda, come sottolineano le didascalie all'inizio del film: una droga, come la guerra.
Kathryn Bigelow si tuffa a capofitto nella vicenda, con la telecamera che sembra un fucile carico e puntato. Un'anima adrenalinica che non dorme mai, non c'è tempo. Nè voglia, la realtà non dorme mai, perchè la notte come il giorno, la vita e la morte, sono gli elementi che anche se distanti possono identificare l'Inferno che si è creato in quei deserti agguerriti. Fotografia digitali ma necessaria. Rapido, svelto, ancora una volta, come tutti i personaggi dei film della Bigelow, davvero distante dall'umano in quanto sentimentale ma strettamente vittima delle circostanze: veri uomini d'istinto, addestrati, coraggiosi, ma che hanno perso il lato umano per tornare coi piedi alla loro realtà.

Un film di Kathryn Bigelow.
Con Jeremy Renner, Anthony Mackie, Guy Pearce, Ralph Fiennes, Brian Geraghty. David Morse, Christian Camargo, Evangeline Lilly Drammatico, durata 131 min. - USA 2008

martedì 4 dicembre 2012

Ricordando: Spygame



Spygame (2001)

Non è la tecnica il problema di Ridley Scott, anzi, è la mancanza di pathos, di charme, perchè tutto si presenta speciale, notevole, appena viene ripreso. La passività per lo spettatore è il punto debole di Tony Scott per quanto spesso e volentieri potrebbe funzionare abbastanza bene(Top Gun, Ultimo Boyscout, Una vita al massimo, Nemico pubblico).
Robert Redford è praticamente intoccabile, furbo, spiritoso, perfetto, lo stesso si potrebbe dire di Brad Pitt, sempre in forma. Ma se non vi sono elementi di discussione non si può intervenire contro e a pro a film e questo ne è il suo, forse unico, difetto. Il resto è azzeccato, preciso, provato, ritmato, senza mezzi termini, giovanile e seio allo stesso tempo. Ma dopo che succede quando il film è finito?

Un film di Tony Scott.
Con Robert Redford, Brad Pitt, Catherine McCormack, David Hemmings, Stephen Dillane. Spionaggio, durata 126 min. - USA 2001

martedì 6 novembre 2012

Al cinema: Cogan - Killing them softly



Cogan - Killing them softly (2012)

Il titolo è una chiara metafora e denuncia nei confronti dei governanti che da lontano, attraverso grandi discorsi retorici, parlando di uguaglianza e di patriottismo, si credono di poter illudere tutto il Paese a indirizzarlo verso il progresso ma in realtà non funziona nulla. Soprattutto in questa porzione di terra non troppo definita ma lo stesso inquietante, dove l'economia sembra non sia mai andata bene, la gente col poco che ha fa rapine, compra droga, spaccia, elemosina, l'America ha abbandonato questi posti. Li ha uccisi da lontano. "In America - come dice Pitt - sei solo" e i volti e le voci di Obama, Mc Caine, Bush, perennemente incollati alla radio e alla tv svelano un cinismo non più trascinatore, ma falso e velenoso. Questo fa incrementare la violenza, si perdono gli onori e tutto si distrugge perchè l'uomo ormai si muove solo per i soldi e fa finta di avere ancora dei sentimenti. Alla terza pellicola Dominik ha dimostrato di essere maturato, freddo e artistico. Deliziosi movimenti di regia, un'ottima fotografia e un cast, anche se "ridotto" veramente eccezionale: Gandolfini è un uomo vuoto, perso ed è un killer, uno dei migliori; finisce la sua storia confessandosi addosso, come lo stesso Ray Liotta, eccezionale anche lui.
Pitt e Mendelshon sono due bombe pronte a esplodere. Due Cowboys sempre in canna, formidabili.

Un film di Andrew Dominik.
Con Brad Pitt, Ray Liotta, James Gandolfini, Richard Jenkins, Vincent Curatola, Scoot McNairy, Ben Mendelsohn, Trevor Long, Max Casella, Sam Shepard, Slaine Titolo originale Killing Them Softly. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 100 min. - USA 2012

mercoledì 26 settembre 2012

Ricordando: Thak you for smoking



Thak you for smoking (2005)

Il figlio di Ivan Reitman mette con le spalle al muro lo spettatore, ponendogli di fronte uno studio di sceneggiatura molto accurato, forse troppo, che rischia di sfociare nel troppo cinismo, ma è in realtà è solo violenza verbale indiretta. Non si hanno più verità. Solo districazioni politiche e professionali che muoiono se non vengono portate davanti alla televisione. Se non c'è spettacolo chiunque può rimanere un nessuno. Ed è quello che succede al nostro protagonista, interpretato magistralmente da Eckhart! A volte smarrito, insicuro e disarmato, ma appena è di fronte alle telecamera è un'arma caricata al massimo che senza esagerate sorprese trova la svolta a ogni formula per portare a sè la soluzione e i vantaggi. Vi è un patriottismo distorto, con critiche interne sugli stessi Paesi degli Stati Uniti, non così distante per un pubblico internazionale, ma il tabacco e la lotta che da decenni si sta combattendo è più viva in America che in tutto il resto del mondo.
Forte commedia grigia, che mette sull'attenti più che regalare "sani pugni in pancia".

Un film di Jason Reitman.
Con Aaron Eckhart, Maria Bello, Adam Brody, Sam Elliott, Katie Holmes. Commedia, durata 92 min. - USA 2005

domenica 5 agosto 2012

Ricordando: Insider - Dietro la verità





Insider - dietro la verità

Michael Mann svela ancora una volta a 360° i volti di un'America tanto corrotta quanto trasparente. Si mettono a nudo i problemi della libertà di stampa e comunicazione presentandone l'aspetto istituzionalista in piena luce dei suoi difetti. Non c'è speranza per la sincerità e il sacrifico non è più un'ideale da ultima speranza perchè non funziona più. Gli ideali nell'universo di Mann sono inseguiti ma impossibili da raggiungere completamente e portare al compimento fisico e spirituale. La regia è come la supervisione monopolistica che regge il mondo: ovunque, pressante, mai ferma (only steadycam!), evoluzionistica, indispensabile, perchè per portare sullo schermo 2 ore e mezza di pellicola era necessario un ritmo incessante e potente sia per le scene di confusione che di analisi personale, come nei lunghi momento di silenzio che compie Russel Crowe, ingrassato ma sbalorditivo.

Un film di Michael Mann.
Con Al Pacino, Diane Venora, Russell Crowe, Lindsay Crouse, Christopher Plummer.
Titolo originale The Insider. Avventura, durata 157 min. - USA 1999

domenica 1 luglio 2012

Speciale: A.C.A.B. - All Cops Are Bastards




A.C.A.B. - All Cops Are Bastards

Il ritratto più azzeccato di un'Italia che non riesce più a giudicare. Non si condanna e non si assolve più nessuno, nemmeno è all'interno del reparto più discusso e odiato delle forse dell'ordine: la celere. Qui troviamo Pierfrancesco Favino, detto il Cobra, Giallini detto Mazinga e Filippi Nigro detto Negro. Ognuno coi suoi problemi, legali, finanziari. Ma gli occhi più interessanti da tener conto sono quelli del giovane Adriano (Domenico Diele) che pare sia l'unico a riconoscere il lavoro da poliziotto come impiego onesto, ma proprio perchè non è così sarà costretto ad allontanarsi.
La storia dei personaggi funziona quando sono tutti insieme, come fratelli, ma appena si dividono debbono affrontare problemi come padre, come fidanzato, come indagato per aver osato troppo con la violenza, ma quest'ultimo avendo la legge dalla sua per questi "problemi" sarà l'unico a poter festeggiare (con le note di Police on my back di Clash).
Dall'altra parte ci sono gli Ultras, i fasci e i nazi. Come possono esistere questi corpi senza il reparto celere?Difatti è guerra aperta ma in un'Italia che sta a guardare e non può fare nulla. Critiche ai politici corrotti, al sistema che fa schifo, tutte promesse e nulla di fatto.
Film freddo, basato su fatti veri, montato magistralmente e interpretato con seria professionalità e soprattutto grande esordio al cinema per Stefano Sollima, che si stacca dalla serie tv e impara cos'è il cinema, cosa si può dire, non dire, far vedere e non.
Spero per la produzione che l'esportazione all'estero abbia dato buoni frutti perchè quella italiana non riesce e non riuscirà mai con questi film, per colpa (e sottolineo) esclusivamente del pubblico, a raggiungere il budget, per quanto minimo, 5 milioni, d'incasso. Per ora gli introiti sono fermi neanche a 3.

Un film di Stefano Sollima.
Con Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo.Poliziesco, durata 112 min. - Italia 2011

martedì 6 marzo 2012

Speciale: Essi vivono



Essi vivono (1988)

Lo schieramento politico di John Carpenter è cosa nota, ma per lui è ben difficle rispettare i tempi, dire la sua, divertire e vendere! Tutto questo lo si trova in questo finto B-Movie, che ha molti ingredienti da film retro, dalle maschere degli alieni, agli effetti di sparizione attraverso il potere di alcuni orologi da polso. La lotta di classe è un movimento sottolineato dai proletari che risiedono in baracche alla periferia di Los Angeles ed è proprio lì che si prepara l'esercito di rivolta, con tanto di santoni e armi "magiche". Un mix dosato con leggerezza, fin alla scelta degli attori: un eroe del wrestling (il protagonista bianco), una scoperta di Carpenter che lo assunse prima per La cosa e poi per questo (il protagonista nero), una bella hollywoodiana e un santone cieco. La sceneggiatura è da telefilm o da pellicola adolescenziale, ma Carpenter lo sa. Il film è in realtà considerato uno dei suoi migliori lavori e tutto il velo farsesco intorno è maledettamente voluto, e la scelta di semplificare il pericolo che comporta servire le sfruttatrici alti classi dello stato è efficace. Un film al grido dell'eroe (!), che si sacrifica per l'umanità, viene tradito dalla bella di turno ma riesce a salvare il mondo, senza farsi mancare un classico gesto che era doveroso inserire negli ultimi quindici secondi di pellicola.
Valido prodotto, girato con due soldi, azzeccato fino alla fine.


Un film di John Carpenter.
Con Roddy Piper, Keith David, Meg Foster, George Buck Flower, Peter Jason.
Titolo originale They Live. Horror, durata 93 min. - USA 1988

giovedì 12 gennaio 2012

Al cinema: Le idi di marzo

Le idi di marzo

Un "giro dietro le quinte" alla propoganda politica dei governatori americani che si vogliono candidare alla presidenza. Clooney è cinico di fronte alla telecamera, ma dietro è corretto, veloce e freddo, si avvale di attori noti e/o pronti a cavalcare l'onda di un cinema spietato, freddo, cinico e cattivo: Philip Seymour Hoffman è un perfetto camaleonte, mentre Ryan Gosling, adulato di recente per Drive di Refn, è l'antieroe dei nostri tempi che comincia a svelare i suoi valori e principi, pronto a tradire legalmente chiunque (anche le persone che più ha stimato) per ottenere ciò che vuole. L'indifferenza è il vestito di cui tutti coloro che sono ai vertici della rappresentanza di potere dovrebbero vestirsi, perchè non si può voltarsi indietro e recuperare gli errori commessi. Le lacrime bisogna lasciarle al popolo, vittima ancora una volta dei media e dei gossip infondati.


Un film di George Clooney.
Con Ryan Gosling, George Clooney, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti, Marisa Tomei.
continua»
Titolo originale The Ides of March. Drammatico durata 101 min. - USA 2011