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domenica 19 agosto 2012

Ricordando: Profondo rosso



Profondo rosso (1975)

Dario Argento, dopo aver esordito 5 anni prima con L'uccello dalle piume di cristallo, continua  con il thriller, Il gatto a nove code, e continua con il meno riuscito ma pur sempre interessante Quattro mosche di velluto grigio, in un anno in cui l'Italia sforna Amici miei, Fantozzi, Salò o le 120 giornate di Sodoma, Professione reporter e sforna così il suo capolavoro che sale ai vertici delle classifiche in un lampo e diviene un classico del cinema thriller horror, da cui v'è solo da imparare.
Una carriera in salita, con un stile sempre più maturo, sperimentale, curato e ricercato a tal punto da girare le scene tra Torino, Roma, Perugia ecc, identificando l'ambiente con un limbo inesistente ma pericoloso, cupo, invadente e caotico, anche in assenza di personaggi e comparse.
Il genio Argento non si limita agli ambienti in città diverse, perchè la collocazione di comparse volutamente immobilizzate come manichini è una scelta condizionata dall'arte Pop che alimentava pubblico in quegli anni e da Kubrick dal suo Il bacio dell'assassino, ottimo spunto per giovani esordienti affamati di horror nel thriller. Per quanto la storia sia un classico del thriller il regista era in dovere di inserirvi elementi surreali per ottenere l'inquietudine e l'atmosfera necessaria per salire dal livello terreno che ci lega alle trame del thriller per proseguire in un mondo affamato di sangue e morte al di là delle nostre capacità. Nessuno dei buoni riesce a "graffiare" minimamente i colpevoli, ma questi saranno flagellati e torturati dalla stessa scenografia e dal mondo orrorifico che Argento ha creato per loro. L'espressionismo, l'alienazione dell'uomo è basilare ai fini della conoscenza di ciò che un minimo quesito può far trasportare un personaggio al di fuori di ciò che gli è consentito conoscere. Le leggi esistono e si diversificano per ogni mondo che si attraversa. Chi può parlare, chi può uccidere, chi si può salvare e chi deve stare solo sono queste le leggi che portano al protagonista a non poter chiedere aiuto. Questo è la miglior arte che l'horror italiano ha creato e ha influito così nel campo internazionale portando i registi d'horror di oggi a rinchiudere i soggetti in ambienti che sono invalicabili e senza risposte per antonomasia: stanze chiuse, prigionieri della mente e delle allucinazioni, claustrofobia ecc.
Musiche, giochi di regia, esperimenti a non finire e un'infinità di giochi che Argento fa con lo spettatore che non si possono contare!!

Un film di Dario Argento.
Con David Hemmings, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra. Giallo, durata 123 min. - Italia 1975

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