FULL FRONTAL (2002)
L'angoscia di un mondo senza più una realtà definita è ciò che vede Soderberg nella gente, in coloro che hanno bisogno di sentirsi vive, perchè sono già morte dentro ma non lo sanno. La filosofia del regista va pari con la sua tecnica registica, imprevedibile ma lenta, varia e forse un poco falsa, insapore a volte. Molto Gus Van Sant, forse il nome del personaggio che fa da produttore e che viene ripetuto spesso è un omaggio al regista di Elephant. Troviamo un film nel film nel film, dove il cinema viene elogiato, ridotto in pellicola grassa e sporca, pubblicizzato, indefinito, allontanato dal pericolo che è l'indifferenza, il nulla, il piattume dei giorni nostri forse. Soderbergh è dal primo lungometraggio che sbatte in faccia allo spettatore il ritratto di un cieco, cosìcchè si è imbarazzati a guardare, non si più come ascoltare, dove indirizzare l'attenzione. Il pubblico è perduto e così il flop ne è stato la conseguenza. Ma elogio a Cannes, truffautiano, felliniano, ma siamo nel 2002 e Fight Club ha già lasciato il segno. Non bisogna ritrarre ciò che è morto ma bisogna costruire in posti nuovi, abbandonando lo sporco rude digitale volgare ma rimpiangere l'analogico e le sensazioni che esso offriva, attraverso nuove strutture e tematiche, idee e ideologie.
Un film di Steven Soderbergh.
Con David Duchovny, Julia Roberts, Brad Pitt, Nicky Katt, Catherine Keener.Commedia, durata 111 min. - USA 2002
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