Che film! Di forte impatto. Potente d'immagini e interpretazione. Il merito va, oltre che a un formidabile Denzel Washington, a un regista che in maniera silenziosa lascia l'impronta delle scene spettacolari concentrandosi stavolta solo all'inzio dell'opera, abbandona la drammaturgia e la teatralità della scena, per scavare all'interno dell'uomo e riuscire a far emergere i valori che paiono essere affogati nell'alcool e negli altri vizi. L'identità di una persona e la sua volontà d'essere sono in contrasto, fanno entrambe paura, sono pericolose per sè stessi e per gli altri (come la ragazza che rischia di tornare alla tossicodipendenza). Il capitano dell'aereo non ha paura del suo destino, in galera o scagionato, ma vuole combattere con la propria giustizia, quella della coscienza. Viene volutamente messa da parte ogni sorta di retorica e inoltre la sceneggiatura oscilla magistralmente tra l'idea di un film di denuncia, familiare, di spettacolo, per reggere inanzitutto la suspense per quasi due ore e mezza (e personalmente ci riesce alla grande) e soprattutto orientare lo spettatore verso una strada in cui non ci sono più eroi e antieroi, ma solo uomini giusti o meno, che riconoscono di essere costretti a combattere quotidianamente contro tutto ciò che li circonda.
Un film di Robert Zemeckis.
Con Denzel Washington, Don Cheadle, Kelly Reilly, John Goodman, Bruce Greenwood. Titolo originale Flight. Drammatico, durata 138 min. - USA 2012
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